Approfondimenti su: “La Lettera Insanguinata” – Intervista all’autore del testo

Abbiamo intervistato Davide Mantovani, autore e direttore artistico dell’Associazione, per scoprire segreti e retroscena sul copione teatrale “La Lettera Insanguinata, un nuovo caso per Sherlock Holmes“.

Davide Mantovani

Domanda

Per prima cosa, mi piacerebbe sapere cosa ti ha ispirato a scrivere questo nuovo spettacolo, “La Lettera Insanguinata”, e perché hai scelto di ambientarlo nel mondo di Sherlock Holmes.

Risposta

L’ispirazione nasce dall’amore per il mondo di Sir Arthur Conan Doyle: l’atmosfera vittoriana, i casi che oscillano tra logica e mistero, il fascino del ragionamento deduttivo, la tensione dei casi classici.

Tra il 2014 e il 2016 abbiamo portato in scena lo spettacolo “Sherlock Holmes – 221b Baker Street“, un’antologia basata sui romanzi e i racconti di Conan Doyle, che raccontasse l’amicizia tra Sherlock e Watson, fino all’ossessione per Moriarty. Il copione era basato in modo fedele su “Uno Studio in Rosso”, “Lo Scandalo in Boemia”, L’Interprete Greco”, “La Lega dei Capelli Rossi” e “Il Problema Finale”, portando parzialmente in secondo piano i casi e dando maggior peso alla psicologia dei due investigatori, fino all’evento tragico del sacrificio finale di Holmes.

Con “La Lettera Insanguinata”, la mia idea era quella di rimanere fedele allo spirito originale, ma creando un caso inedito, che potesse sorprendere anche chi conosce già a memoria i racconti. Insomma, la scelta è venuta dal desiderio di lavorare con quei codici (indizi, deduzione, ritmo del giallo) senza ripetere storie già lette. Il risultato è un giallo che risponde ai canoni di Sherlock Holmes, scritto su un impianto ispirato alle opere di Agatha Christie, che dà molto spazio a tutti i personaggi, senza dare un ruolo preponderante al detective: il tempo scenico e della storia è molto bilanciato tra tutti i personaggi, per questo “Sherlock Holmes” è solamente nel sottotitolo.

Domanda

Qual è stato il processo creativo per trovare questo nuovo caso per Sherlock Holmes? Come approcci la scrittura di un testo teatrale?

Scrivere per il teatro è più complicato di quanto non si pensi, ogni personaggio deve essere “calzato” da un interprete ed è quindi fondamentale bilanciare ciò che l’artista “fa vedere”, senza trascurare ciò che il singolo spettatore immagina, sulla base dell’empatia, del coinvolgimento e del trascorso personale. Questo è ancora più importante all’interno di un giallo, che deve intrattenere e far pensare, essere cervellotico senza essere ermetico… Il pubblico deve percepire gli indizi, non soltanto vederli, perché l’essenza di un giallo la si vive quando alcuni indizi sono evidenziati per facile comprensione e altri solamente sottintesi, conditi con altre piste fuorvianti.

Per quanto riguarda il mio metodo di scrittura, io approccio i testi più o meno in modo simile a prescindere dal genere, in modo comunque particolare. Nel caso dei testi brevi parto da una suggestione e/o un messaggio che voglio comunicare, poi scrivo una battuta centrale, seguita da uno schema dell’intreccio, metto giù la battuta finale e, infine, scrivo il resto della scena raffinando più volte in modo iterativo. Nei copioni teatrali l’approccio è simile ma più ampio: scrivo una scena corale e inizio ad abbozzare i personaggi che immagino al suo interno, poi scrivo lo schema dell’intreccio completo, seguito dalla bozza della scena finale e poi scrivo il resto del testo. Nel caso del copione il processo iterativo di raffinamento è molto intenso e lungo, talvolta riscrivendo completamente diverse scene, se non l’intero copione.

Quando il copione è quasi pronto, lo faccio recitare a tavolino dagli attori e, sulla base di ciò che ascolto, aggiungo o modifico personaggi e scene.

Nel caso de “La Lettera Insanguinata” ho fatto leggere il finale agli attori soltanto dopo un mese di prove, per mantenere la suspense e vedere reazioni genuine di sospetto.

Domanda

Un processo molto complesso! Come fai a sapere quando il copione è pronto?

Risposta

Domanda complicata… Credo sia impossibile scrivere l’opera perfetta e io sono un perfezionista patologico. (ride)
Ad un certo punto, devo, non dico accontentarmi – è una parola brutta – ma devo, in qualche modo, accettare che il processo debba arrivare ad una fase finale per poi essere messo in scena, ovviamente.

Per come ti ho spiegato il mio approccio estremamente iterativo, puoi capire che io ho proprio bisogno di non innamorarmi di quello che faccio, perché qualunque cosa potrebbe dover cambiare in qualunque momento. Se io dovessi innamorarmi troppo delle parti che scrivo e non le mettessi in dubbio, chiaramente mi ritroverei con degli aspetti e personaggi che probabilmente non funzionano.

Quindi credo che la chiave sia contemporaneamente innamorarsi della storia, dei personaggi, dell’ambientazione, con enorme rispetto e al tempo stesso non innamorarsi in maniera eccessiva. Perché comunque uno spettacolo teatrale è per natura sempre in evoluzione, perché è un organismo complesso in cui attori, tecnici e scenografi respirano e vivono, quindi puoi continuare a cesellare nel tempo.

Una curiosità: nel copione “definitivo” non era presente un personaggio (non diciamo quale) ed è stato aggiunto in seguito. Il fatto è che, una volta inserito, sembrava ci fosse sempre stato e ha completato la storia di altri due personaggi oltre che aggiungere ulteriori sospetti alla storia.

Domanda

Quali sono le aspettative che avete per questo spettacolo in termini di messaggi che volete trasmettere, e se c’è qualche obiettivo particolare che vi siete prefissati?

Risposta

Non abbiamo obiettivi di “grande proclamo”: il nostro intento è mettere in scena qualcosa che possa coinvolgere le persone sul piano narrativa, ma sia comunque in grado di produrre un effetto emotivo. I messaggi che emergono dal testo non sono lezioni imposte ma suggestioni — chi guarda potrà leggere ciò che ritiene più vicino alla propria esperienza. A me, lavorando al testo, sono venuti in mente temi come la sconfitta nella vita, la solitudine e l’amicizia, la dipendenza affettiva, le conseguenze di scelte fatte senza rendersene pienamente conto: persone che si trovano intrappolate nelle proprie decisioni o nelle proprie condizioni e che, a un certo punto, devono fare i conti con tutto questo.

Credo sia comunque importante che un artista abbia una necessità latente di comunicare, o esplorare, nella produzione della propria opera, altrimenti diventa un’operazione esclusivamente commerciale. Non c’è nulla di sbagliato in tutto il resto, ma personalmente apprezzo quando riesco a trovare questa necessità negli spettacoli o nei film o nei quadri o nelle foto che vedo e nelle canzoni che ascolto – il fatto che chi crea parta da una sensazione o da un’emozione che prova.

L’Associazione Teatrale Mellon vi aspetta a teatro con “La Lettera Insanguinata, un nuovo caso per Sherlock Holmes” il 13 e il 14 dicembre 2025! Leggi qui il comunicato stampa.